Le intolleranze alimentari: cosa sono, quali sono le cause ed i sintomi e come si arriva alla diagnosi: a queste domande risponde il dottore Mario Ascolese, chirurgo pediatra, professore a contratto in gastroenterologia dell’Università di Salerno.

La video intervista, pubblicata sulla pagina Facebook di Tv Medica, a cura di Alessia Bielli e Sergio Gatto, è stata realizzata nell’ambito dei progetti del Coordinamento Distrettuale Area Salute del Distretto Leo 108YA (coordinatrice Serena Storino) su iniziativa di Stefano Pignataro.

” Le intolleranze alimentari sono delle reazioni avverse ad alcuni alimenti che non dipendono da un’ attivazione del sistema immunitario, come in effetti accade invece nelle allergie alimentari; hanno una serie di sintomi molto eterogenei e si manifestano gradualmente; di solito sono meno acute delle allergie ma hanno appunto sintomi più subdoli.- precisa il dottor Ascolese- Le cause sono diverse, perlopiù enzimatiche: quella più classica è l’intolleranza al lattosio, dovuta alla mancanza di un enzima che può scinderlo, che, tra l’altro, sulla popolazione è molto frequente. Le intolleranze altre volte sono anche causate da additivi alimentari, per l’uso sempre più comune di coloranti, alcuni dei quali nel nostro organismo si comportano come reattivi farmacologici, appunto scatenando poi praticamente la maggior parte dei sintomi”

D-Quali sono i sintomi delle intolleranze alimentari

R- “Tra i principali sintomi, perché a volte sono veramente tantissimi, c’è soprattutto la cosiddetta cattiva digestione, la dispepsia, a volte episodi diarroici, la flatulenza, il meteorismo. Molti pazienti possono praticamente avere una nausea di cui non conoscono le origini, a volte c’è anche il coinvolgimento della cute con sensazioni di prurito diffuso e poi il classico gonfiore allo stomaco. La maggior parte delle intolleranze crea anche un rigurgito molto molto fastidioso, ma ci sono addirittura anche sintomi neurologici come per esempio una cefalea incalzante e disturbi dell’umore

D -Come si arriva alla diagnosi delle intolleranze alimentari

R-Per quanto riguarda i metodi per diagnosticarle, nel corso del tempo ne sono stati sperimentati tantissimi: una volta c’era il Cytotoxic- test che era molto gravato da falsi positivi e falsi negativi, adesso invece il test più accreditato, e molto attendibile di circa il 90%, è il FIT, Food Intolerance Test, che si effettua con un prelievo ematico e può definire fino a 184 allergeni con una metodica standardizzata che è quella Elisa: attualmente è quello più in auge perché è molto vicino alla realtà delle cose; in effetti viene valutata la risposta delle IgG nei confronti di alcuni antigeni alimentari.

D- Dopo la diagnosi, come si interviene per cercare di curare le intolleranze

R: Innanzitutto con diete a eliminazione, a rotazione, con gli alimenti devono avere praticamente un riposo appunto alimentare che può durare anche 3-6 mesi ,qualche volta di più e gradualmente si introducono quegli alimenti per i quali è stata individuata una reattività certa che deve superare una determinata percentuale nell’ambito della scala dell’esame stesso e si fa praticamente questo inserimento degli alimenti che di solito, a distanza di tempo, non dà gli stessi sintomi che in effetti aveva dato prima. Ovviamente la ricerca è proprio molto molto legata al reperimento di metodiche sempre molto molto più fini, proprio perchè le intolleranze coinvolgono tantissima popolazione; è una problematica sempre stata discussa ed attualmente è effettivamente emergente”- conclude il dottor Ascolese