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Microbiota intestinale: la gastroenterologa Falzarano dell’AIGO ci svela tutti i segreti

Il microbiota intestinale: cosa è? a che serve? sono domande a cui diamo risposte grazie all’AIGO,  Associazione Italiana Gastroenterologi & Endoscopisti Digestivi Ospedalieri

La dottoressa Iole Rita Falzarano, consigliera della sezione della regione Campania dell’AIGO e dirigente medico Gastroenterologia dell’Ospedale San Giuseppe Moscati di Aversa, ci introduce in un mondo che fino a qualche decennio fa era sconosciuto ma, che per qualche aspetto, lo è anche ora, nonostante stiano cambiando le impostazioni della medicina tradizionale: parliamo dell’era del “macrobiota revolution” .

“Il microbiota intestinale è un insieme di germi, di microorganismi, che possono essere batteri, virus, miceti, in passato anche parassiti, che colonizzano il nostro apparato digerente. Pesa circa un chilogrammo e le cellule batteriche sono dieci volte più numerose rispetto a quelle dell’organismo che le ospita. Il microbiota intestinale fa parte di un sistema più complesso dell’eco sistema intestinale che è formato dalla barriera intestinale, cioè l’insieme delle cellule epiteliali strette da giunzioni che formano un filtro molto importante per il nostro organismo e da una struttura neuroendocrina che si chiama “secondo cervello”.- dichiara la dottoressa Falzarano – Le specie batteriche sono le più conosciute e sono migliaia, dobbiamo dire che i germi sono in numero crescente dalla bocca all’orifizio anale. Il microbiota si forma già dalla nascita, perchè il bambino passando nel canale vaginale, prende il microbiota urogenitale e cutaneo della madre, continua poi nell’allattamento, perchè nel latte materno ci sono sia sostanze prebiotiche che probiotiche e continua a diversificarsi fino ai quattro anni di età, epoca in cui si può dire che il microbiota intestinale del bambino è quasi simile a quello dell’adulto.

Le funzioni che il microbiota espleta sono tutte molto importanti e molteplici: a partire dalla funzione metabolica caratterizzata dalla fermentazione dei monopolisaccaridi non digeribili che vengono trasformati in acidi grassi a catena corta che hanno una azione trofica sulle cellule intestinali, inoltre aumenta l’assorbimento del calcio, magnesio, ferro, vitamine, compete con i microorganismi patogeni, va a modulare l’asse intestino-cervello e il sistema immunitario. Ci rendiamo conto – aggiunge la consigliera regionale dell’AIGO – che quando l’organismo si trova in equilibrio con questo ecosistema il microbiota ci troviamo in una condizione di eubiosi e va bene così, ma quando c’è squilibrio si verifica la disbiosi e si possono innescare una serie di patologie. La disbiosi può essere acuta quando intervengono infezioni dall’esterno; può essere cronica per un meccanismo subdolo che si verifica nel tempo a causa di abusi di alcool, fumo, farmaci, o diete squilibrate iperproteiche e iperglucidiche .

Se si crea una disbiosi da parte del macrobiota intestinale, possono verificarsi malattie nell’apparato digerente, come l’intestino irritabile, diarrea o malattie infiammatorie croniche intestinali, ma addirittura altre patologie. Si è visto, infatti, che uno squilibro del microbiota può provocare patologie autoimmuni come la fibromialgia, l’artrite reumatoide, patologie metaboliche come il diabete, il diabete mellito, l’obesità, patologie neurologiche come l’Alzheimer, la depressione ed anche possono intervenire anche nella carcinogenesi.”

Falzarano AIGO

Con la dottoressa Falzarano affrontiamo anche il discorso delle possibilità di cura del microbiota intestinale attualmente disponibili:

“Le sostanze a disposizione sono varie: probiotici, i prebiotici, simbiotici ed antibiotici. In particolare i probiotici sono dei microorganismi vivi, non patogeni per l’uomo che se somministrati oralmente ed in quantità adeguata, vanno a colonizzare l’apparato digerente, e rendono dei benefici all’organismo che li ospita.

I probiotici possono essere somministrati in ceppi singoli, multipli e misti ad altre sostanze. Quelli più studiati sono i lattobacilli ed i fidobatteri che sono anche i pià usati chiamati fermenti lattici perchè hanno la capacità di formare l’acido lattico a partire da residui glucidici .

Il problema è che siamo agli albori della conoscenza del complesso meccanismo che è l’ecosistema intestinale e del microbiota intestinale, per cui ulteriori studi sono necessari per ottimizzare i risultati raggiunti ed aggiungerne altri. così da avere sempre più frecce al nostro arco da scagliare per intervenire sullo squilibrio del microbiota. Un consiglio: non usate i microbiotici come un fai da te, ma chiedete sempre consigli al vostro medico curante.”- conclude la consigliera dell’AIGO.

Sulla pagina Facebook di Tv Medica, la video intervista alla dottoressa Falzarano a cura di Alessia Bielli e Sergio Gatto:

https://fb.watch/8mux6qW8BO/