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Covid-19, anticorpi monoclonali ed antivirali efficaci contro le nuove sottovarianti

Covid-19: confermata l’efficacia di anticorpi monoclonali e antivirali anche contro le nuove sottovarianti di Omicron.

Un risultato importante in vista della possibile nuova ondata in autunno.

“Si inizia a capire meglio quali parti della proteina spike tendono a rimanere stabili nel tempo e questo aiuta molto nei criteri di selezione dei monoclonali. Le funzioni virali colpite dagli antivirali invece non sono soggette a forte evoluzione” : è quanto sottolinea il Prof. Zazzi, coPresidente ICAR-lanciando un importante avvertimento:

“I mesi estivi stanno portando un costante abbassamento dei casi di contagio di covid-19 ed a un’abolizione quasi completa delle misure di contenimento della pandemia: questo può essere il segno di un passaggio alla convivenza con il virus, ma non della sua scomparsa. Una sua possibile recrudescenza nel prossimo autunno rende fondamentale avere degli strumenti terapeutici efficaci da poter utilizzare per prevenire nei soggetti fragili un peggior decorso dell’infezione da SARS-CoV-2. Proprio per questo diventa necessario affrontare gli aggiornamenti di anticorpi monoclonali e antivirali diretti oggi disponibili.

 Le aziende produttrici hanno delle vere e proprie librerie di monoclonali e possono produrne di nuovi in tempi relativamente brevi a fronte di nuove varianti con una proteina spike diversa – aggiunge Zazzi,- Possiamo quindi rassicurare che abbiamo buoni anticorpi monoclonali anche per trattare le varianti più recenti come omicron BA.4 e BA.5, le quali potrebbero essere protagoniste di una nuova ondata autunnale. In occasione del Congresso ICAR saranno presentati diversi studi italiani di valore volti a dimostrare l’efficacia dell’impiego di monoclonali nella pratica clinica, contesto meno pulito rispetto al trial clinico, ma di indubbio valore quando interpretato correttamente”.

Prof.Zazzi

Secondo i dati ufficiali AIFA, dal momento in cui sono stati attivati i registri sull’uso dei monoclonali e degli antivirali, oltre 60mila pazienti sono stati trattati in Italia con monoclonali mentre il trattamento con antivirali ha interessato circa 45mila casi. L’antivirale per il trattamento dei pazienti ospedalizzati, il primo ad essere stato reso disponibile, è stato utilizzato in quasi 100mila casi. Resta fondamentale una catena sanitaria decisionale semplice e strumenti digitali efficienti.

La somministrazione deve essere il più precoce possibile, entro 5-7 giorni dall’inizio dei sintomi – evidenzia il Prof. Zazzi – La seconda fase dell’infezione è infatti dominata da meccanismi patogenetici indiretti e bloccare il virus diventa un beneficio clinico molto limitato o nullo. Le terapie sono tutte di breve durata, una singola somministrazione per i monoclonali, 3-5 giorni di terapia per gli antivirali“.

È doveroso ribadire che le terapie non sostituiscono la vaccinazione anti covid-19, ma la integrano con una cura per quei casi in cui, nell’impossibilità di vaccinare o nella mancata efficacia della vaccinazione, il paziente si infetti e sia valutato a rischio di sviluppare malattia grave. Si deve aggiungere che con i monoclonali è possibile anche un uso in profilassi, cioè per proteggere dall’infezione un soggetto fragile che non sia stato vaccinato o che non abbia risposto alla vaccinazione.” conclude il Prof. Zazzi.

Sono questi alcuni spunti del Congresso ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research,  organizzato sotto l’egida della SIMIT, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali ,di tutte le maggiori società scientifiche di area infettivologica e virologica e del mondo della community. 

A Bergamo dal 14 al 16 giugno protagonisti dell’evento sono mille specialisti che si confrontano per affrontare le più recenti novità in tema di HIV e Covid-19 , oltre che le principali emergenze dell’infettivologia.

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